Tribunale civile di Brescia.
H. 12:00
Mi passa accanto un avvocatino in giacca e cravatta.
Ha la tipica faccia da bresciano.
Come D.
E allora mi immagino D., in giacca e cravatta che percorre il corridoio.
Che esce..si allenta la cravatta..inveisce contro il suo completo di Armani e, in maniche di camicia, esce a fumarsi una sigaretta.."Che me la sono strameritata perdio!".
E penso che avrebbe fatto meglio a finirla l'Università, che sarebbe stato un grande avvocato.
Che con il suo musetto a culo (che non sembra ma è un complimento..), l'arte di arrangiarsi e la sua simpatia contagiosa avrebbe vinto tutte le cause.
Che i giudici li avrebbe convinti con la retorica più spinta, quella che ti mette a sedere come un dribbling di Zidane in area.
Oppure li avrebbe presi per sfinimento.
Oppure li avrebbe storditi di risate..che già li vedo a pronunciare la sentenza con le lacrime agli occhi.
Invece è là, perso tra le sue pesche, che sono le più buone del mondo.
A sporcarsi con la terra della sua collina.
Ad alzarsi alle 5 del mattino.
E conoscendolo..sono convinta che se adesso è là, invece di scorrazzare per i corridoi di un tribunale, è perchè è quello che voleva.
E sarebbe stato più saggio..e sarebbe stato più maturo..e sarebbe stato più responsabile..ma non si è laureato..e non fa l'avvocato.
Io, uno così, lo ammiro.
Perchè vive per star bene ed è disposto a pagarne il prezzo.
E non importa se è giusto.
E non importa se è irresponsabile.
Lui, quello che vuole, se lo sa prendere.
E quando si guarda nelle tasche trova solo cose che si è scelto e che lo fanno star bene.
Dev'essere bello..non avere niente di cui lamentarsi..
