

L'ho capito.
L'ho capito da dove viene il modo di dire: "Dammi una mano"..
L'ho capito l'altra mattina, mentre ero intenta a montare la nuova mensola del mio armadio.
E per farcela stare ho dovuto abbassare l'asta per gli attaccapanni.
E con una mano tenevo l'asta (lo so, detta così suona male..ma tant'è..)..e con l'altra posizionavo la vite...
E mi mancava all'appello una mano per usare il cacciavite..
Per dire..che..i gatti sono fantastici..ma a volte un fidanzato sarebbe più utile..
A leggere questo post di Cofano mi è tornato in mente il mio asilo.
Il mio asilo aveva il nome di un compositore, che però non era Giuseppe Verdi.
E stava vicino ai giardinetti dei tossici.
Che ci andavo anche io al pomeriggio, ma preferivo lo scivolo.
C'è sempre un giardinetto vicino agli asili così, quando arrivano le mamme, i bambini possono tirare le gonne e frantumare le palle, fino ad esaurimento scorte, con la lagna "Ci fermiamo ai giardinetti ci fermiamo ai giardinetti ci fermiamo ai giardinetti?"
Ci si fermava tutti ai giardinetti.
Le mamme chiacchieravano tra loro, mentre noi ci arrampicavamo sulle costruzioni in ghisa, con in mano, spiaccicata, la merenda che le mamme avevano portato da casa.
Ai più fortunat la Kinder Briosssssss, agli sfigati la mela.
O la banana, quando andava peggio.
E quando tornavi a casa la sera avevi ancora l'odore sulle mani.
Non odore di merenda. No. Di ghisa.
L'odore tipico, però, dell'asilo era proprio quello di minestrone. E ogni volta che passo davanti ad un asilo lo sento, e lo riconosco.
E mi sono sempre chiesta perchè, negli asili in cui ho insegnato, invece, lo stesso odore non lo sentivo.
Che la ricetta del minestrone bene o male è quella..
A me dell'asilo piaceva il corso di nuoto.
A metà mattina ci veniva a prendere il pulmino.
Quello giallo con i sedili marroncini. Quello che sa di pulmino pulmino.
E ci portava alla piscina comunale. Mi ricordo l'odore di cloro e la cuffietta di gomma, che era obbligatoria, ma la detestavo perchè a metterla mi si tiravano tutti i capelli. E mai una volta che riuscissi ad infilarceli dentro tutti.
Il bello del corso di nuoto era che, al ritorno, chi era stato in piscina (perchè mica tutti i bambini erano così coraggiosi da andarci) si prendeva due razioni di pastasciutta. E anche l'ìodore di quella pastasciutta lì mi sembra di sentirlo ancora.
La mia carriera di nuotatrice si interruppe quella volta che la Signora E., apprensiva come la peggior mamma apprensiva, volle venire a controllare che la sua piccina non fosse in pericolo di vita, e io, genio, per farle uno scherzo feci finta di annegare.
Lei si fece prendere da una crisi isterica arrampicandosi sulle vetrate del corridoio, per poco non attaccò al muro l'istruttrice e la burlona in questione fu immediatamente ritirata dal corso.
Una volta se la prese parecchio anche con la maestra.
Fu quando io e la mia amichetta B., incuranti del pisolino pomeridiano dei nostri compagni, iniziammo a chiacchierare così tanto, ma così tanto, ma così tanto che alla povera docente non restò altro da fare che tapparci la bocca con un pezzo di scotch da pacco.
E poi ci mise a sedere nell'angolino.
A noi sembrò anche una cosa buffa.
La signora E e la mamma della mia amichetta B. non la presero altrettanto in ridere quando ci trovarono così conciate.
Cuore di mamma.. ovvero come scambiare due piccole iene in erba per poveri angioletti ingiustamente castigati.
L'importante fu che quella volta ne uscimmo pulite e santificate.
Dell'asilo non mi piaceva il formaggio, nel senso che non mi piaceva esser costretta a mangiarlo.
E infatti, fino a due anni fa non c'era verso di farmi annusare un latticino, neanche a distanza di sicurezza.
E non mi piaceva che perdevo un sacco di spilline. Quelle per fermare la frangetta. ne avevo di bellissime.
Ogni volta che ne mettevo una nuova, sistematicamente, tornavo a casa senza.
E non mi piaceva che per andare a giocare in cortile dovessi mettermi il fazzolettino in testa stile Heidi, che già allora la moda mi rimbalzava.
Mi ricordo i pennarelli, che non scrivevano mai, e il pongo che puzzava e si cementava sotto le unghie.
E le composizioni autunnali con le foglie del parco e i ricci di castagne.
E pare che all'asilo avessi preso anche i pidocchi. Ma io non me lo ricordo.. devo averlo rimosso..
Anzi..secondo me è una leggenda, come quella dell'Uomo Nero.. "Mangia i broccoli che se no ti vengono i pidocchi..!"
Ottimo deterrente. Io adoro i broccoli.
In perfetto stile D. ho scelto il nome per la mia lavatrice.
Perchè quando un oggetto ha un certo valore, simbolico diciamo, quando entra nella tua vita e ti rappresenta qualcosa, è giusto entrarci in confidenza fin dall'inizio.
Giovanna D'Arco.
La mia lavatrice si chiama Giovanna D'Arco.
La pulzella d'Orleans.
Un soprannome importante, conquistato sul campo, grazie al quarantotto che è riuscita a scatenare.
Sì, perchè uno magari non se lo immagina il pandemonio che può scatenare una lavatrice.
No, non tutte. La mia.
Il Signor G. non l'ha mica presa bene questa faccenda della lavatrice.
Soprattutto non ha preso bene il fatto che non me la sia fatta pagare da lui.
Che la sua bambina non è ancora pronta per essere indipendente. Andiamo..ha solo 30 anni!!!
Le discussioni avevano già colorito gran parte della settimana.
Gli avevo concesso giusto di venire ad installarmela.
Che il Signor G. è idraulico, mica sono scema.
Avevo anche minacciato di chiamare uno dei miei mille parenti idraulici, se lui avesse continuato a fare il polemico.
Lui, che è furbo come un topolino furbo, ha finto accondiscendenza, come se gli fosse passata, per poi esplodere ieri, giorno del ritiro + installazione.
E in men che non si dica mi sono trovata in mezzo al negozio pieno di gente a tenere a bada due omoni grandi, grossi e testoni.
Omone 1: il commesso magazziniere, che "lalavatricenonèarrivata-cisarebbequellainesposizione-masepagaunapiccoladifferenzapossodarlequellapiùpotente-cheguardacasohoinmagazzinoprontaeimballata".
Che secondo me per essere così cretini servono dei corsi.
Che ho girato due settimane, mi son fatta una cultura su lavatrici e centrifughe, ho scelto e ordinato e pagato quella...perdio mi dai quella!
Evidentemente ho la faccia da brava ragazza facilmente buggerabile. A Francesca Neri non gliel'avrebbe detto secondo me..
Omone 2: il Signor G., a cui non pareva vero di poter sostenere la scelta della lavatrice più potente, per cui avrebbe potutto pagare la differenza dando così il suo contributo alla non-indipendenza della figlia.
Mi è sembrato di tornare a quando facevo la maestra alla scuola materna. A dover fare la voce grossa per tenere a bada due bambini.
"Ho detto che prendo questa. E la faccenda è chiusa.."
"Sei la solita testona.."
Dio..dammi la forza..
Che lo sapevo che sarebbe stata una lunga giornata, che il Signor G. non si sarebbe arreso così facilmente, che c'era un prezzo da pagare per questa fetta d'indipendenza.
Ma la mia proverbiale pazienza ha pur sempre un limite.
E così, mentre la mia Gigina seguiva il furgoncino del Signor G., direzione Villa Parmachiara per installazione lavatrice,..cercavo di farmi passare il nervoso, di fare lunghi respiri profondi, di ritrovare la calma e la pazienza..e pensavo.
Pensavo che la mia lavatrice aveva scatenato una rivoluzione.
Pensavo che era come Giovanna D'Arco.
Pensavo che sembra impossibile un casino uguale per un elettrodomestico.
Pensavo che quella lavatrice è molto più di un semplice elettrodomestico.
Pensavo che infondo il Signor G. lo capisco.
Capisco la sua rabbia, per una figlia che, un passetto alla volta, ha sempre meno bisogno di lui.
Capisco che è il suo modo di reagire. Giusto o sbagliato che sia.
Capisco che prima o poi gli passerà.
"Scusa per prima.."
Gli è passata..
"Però sei una testona che se avessi preso l'altra..ci mettevo io la differenza e.."
Non gli è passata..
Va beh, una cosa alla volta..
Intanto Giovanna D'Arco ora fa la sua figura di elettrodomestico da incasso nella mia cucina.
Ed è bellissima.
E ieri sera ho fatto il primo bucato.
E mi sono davvero incantata davanti all'oblò come una picciona.
E ho scoperto una cosa fantastica: che adoro il profumo di bucato che resta sulle dita dopo aver steso i panni.
L'indipendenza ha un buon sapore..sì.
Spero solo di non essermela gufata da sola chiamandola Giovanna D'Arco.
Che una lavatrice in fiamme non dev'essere un bello spettacolo..

Che ve ne pare?
Lo so..lo so..
Vivo sola da un anno e passa ormai..
Era ora..lo so.
Meglio tardi che mai..
Ora potete chiamarmi.."la bella lavanderina"..
E scusatemi se è poco..